
C’è un momento, ogni anno, in cui il panettone ci dà alla testa e ci ritroviamo parte di un’allucinazione collettiva in cui Jingle Bells è inno nazionale, alla cassa dritta si sostituiscono le campanelle e Mariah Carey guadagna davvero tanti soldi. Potreste provare a incolpare lo zucchero, ma non riuscireste a negare che, se il fantasma del Natale Passato vi facesse visita, vi metterebbe davanti alla terribile scena in cui anche voi, durante il cenone, singhiozziate cantando “A Natale puoi” abbracciati a vostro zio ubriaco. E se è vero che “a Natale si può dare di più”, si può essere migliori anche nella selezione musicale.
Oggi proviamo ad evitare che quest’anno il fantasma del Natale Presente vi trovi ancora in queste, pessime, condizioni.
Prima che i puristi delle feste afferrino ghirlande e forconi, bisogna precisare che non si tratta di una questione di qualità quanto di originalità: All I Want For Christmas is You ogni anno delizia le nostre orecchie con una stima di centinaia di milioni di streams annuali, mentre Last Christmas degli Wham! ci ricorda da quarant’anni (circa 7 milioni di volte al giorno) che nel 1984 qualcuno ha avuto la malaugurata idea di spezzare il cuore a George Michael. Forse è arrivato il momento di andare avanti, per lui e per noi.
Per i meno temerari, non occorre andare lontano prima di imbattersi in ottimi dischi che incarnano in pieno lo spirito del Natale: i grandi crooner americani – per chi non li conoscesse, quei cantanti dalla voce dolce e vellutata – non lasciano certo a desiderare, ma invece della scontatissima Rudolph The Red-Nose Reindeer Paul Anka offre l’audace I Saw Mommy Kissing Santa Claus. Originariamente cantato da Jimmy Boyd, il brano negli anni è stato ripreso da numerosi grandi artisti, tra cui The Jackson 5, The Ronettes e Amy Winehouse. Una canzone dalle piene sonorità natalizie, ma che possiamo far ascoltare solo a nostra nonna, giusto perché magari non capisce l’inglese.
Di rivisitazioni originali dei grandi classici della tradizione natalizia ce ne sono a palate: con Christmas Song Book, ad esempio, i brani che tutti conosciamo sono reinterpretati dai toni eleganti e caldi, più del camino davanti a voi, che solo il timbro di Mina può avere, con tanto di duetto con Fiorello su Baby It’s Cold Outside.
Sempre sulla stessa linea è Intimate, di Elisa, che direttamente dagli Abbey Road Studios ci regala un album introspettivo, “intimo” per l’appunto. Oltre ai riarrangiamenti acustici dei suoi inediti più famosi, con la sua voce morbida come la neve interpreta Quando Nevica e Silent Night, una versione fatta di delicatezza e silenzi, con la quale isolarsi anche solo per cinque minuti dal vociare chiassoso della sala da pranzo.
Volando oltreoceano, la scelta si fa infinita: alla Holiday Collection degli Spotify Singles hanno partecipato praticamente tutti i protagonisti della scena musicale internazionale attuale, e ce n’è per tutti i gusti. George Ezra a Norah Jones, con il loro spirito jazzy possono essere una buona alternativa a Sinatra, mentre i Fall Out Boy, oltre a essere utili per dimostrare a vostra madre che la vostra adolescenza emo non è mai stata davvero “solo una fase”.
L’Olimpo delle canzoni di Natale inaspettate è però occupato da A Very Special Christmas, che in ben sette volumi è testimonianza di quasi vent’anni di musica natalizia, con la partecipazione di alcuni tra i mostri sacri della pop music internazionale. Il rock n’ roll alla Chuck Berry di Bryan Adams e Back Door Santa dei Bon Jovi trasformeranno il cenone in una festa; Frank Sinatra e Cindy Lauper in duetto su Santa Clous Is Coming to Town accontenteranno sia vostra nonna che vostra madre e, infine, i Run-D.M.C. con Christmas in Hollis soddisferanno vostro cugino che negli anni ’90 voleva fare il rapper. O Holy Night cantata con la maestosità della voce di Tracy Chapman è un momento sacro, da ascoltare in religioso silenzio. The Christmas Song di Luther Vandross sarà un ottimo pretesto per sfoggiare i vostri gusti musicali raffinati, con la sua eleganza R&B e le scelte timbriche soul, mentre I Believe In You di Sinéad O’Connor, punta di diamante del terzo volume, è una canzone d’amore, di fede, di speranza, da ascoltare e da tenere a mente nei momenti di sconforto, anche dopo aver sfatto l’albero.
Finito il tronchetto di Natale, passati caffè e ammazzacaffè, tutto quello che vorrete è probabilmente sedervi abbioccati su una poltrona alla ricerca di un piccolo attimo di silenzio. Ci sono canzoni, in questo caso, fatte per essere ascoltate tra le luci soffuse e il calore di un camino, di cui ricordare ogni singola parola: River di Joni Mitchell ci mette davanti alle contraddizioni di questa festa, ma lo fa in sordina, con gentilezza ed educazione. Inno di chi in questo periodo dell’anno non fa altro che sentirsi più solo e che davanti a luci e regali vorrebbe solo volare via, nel 1971 Joni Mitchell ha aperto la strada al folk pop di Phoebe Bridgers, che con If We Make It Through December offre un EP che dura giusto il tempo di una tisana davanti al fuoco e fa da colonna sonora ad un Natale malinconico, intimo, introspettivo.
Se al contrario dopo l’ammazzacaffè vi siete dati alle bollicine, quel che fa per voi sono le canzoni di Natale tanto demenziali da essere capolavori, da I Cani con Pranzo di Santo Stefano (una Last Christmas portata all’estremo) al re indiscusso Elio e le storie tese, con Natale allo Zenzero, per citarne una dall’album Tutte le belle canzoni di Natale. E ancora, Sciusten Feste n.1965 di Vinicio Capossela, che racconta la toccante storia di Charlie (Christmas card from a hooker in Minneapolis), fino a Canzone di Natale dei The Zen Circus, da ascoltare solo dopo che la nonna sarà andata a letto (soprattutto se vi ha regalato un paio di guanti).
E per animare ancora di più la serata Must Be Santa di Bob Dylan e Last Man At The Party dei Jethro Tull, tratto da The Jethro Tull Christmas Album, vi porteranno a festeggiare il Natale nei pub inglesi e nelle locande medievali a ritmo di folk rock.
A questo punto, le armi per combattere l’invasione dei classici natalizi sono a vostra disposizione. Classici triti e ritriti, certo, senza i quali forse non è possibile calarsi davvero nell’atmosfera delle feste, ma qualche strappo alla regola può dimostrare ai parenti che, anche se passiamo il cenone con le cuffie per non ascoltare i loro commenti invadenti, almeno lì dentro scorre musica di qualità.



