
Una performance che non capisci subito… ma che alla fine ti lascia addosso un “Wow”.
Entrare nella Sala Steccata del Palazzo del Governatore un pomeriggio d’autunno è stato un po’ come varcare la soglia di un sogno. Non uno di quelli tranquilli, ma uno di quei sogni strani, densi, confusi, che ti fanno pensare per tutto il giorno seguente.
La performance Over Leonora Carrington_Distrazioni del progetto Over Beloved Female Artists di Lenz Fondazione è stata proprio questo: un viaggio nell’immaginario visionario di Leonora Carrington, artista surrealista, sfrontata e anticonformista.
Lenz ha trasformato Le distrazioni di Dagoberto del 1945 in una composizione performativa e visiva che mescola pittura, letteratura, teatro e filosofia. Qualcosa che potresti leggere in un libro complesso mentre prepari l’esame di Estetica, ma che ha preso corpo attraverso le sei performer vestite di bianco, con il volto colorato dalla cera, a metà tra figure umane e creature simboliche.
La drammaturgia nasce da Cartografie del Dis- della professoressa Orsola Rignani, docente di Filosofia all’Università di Parma, che da anni lavora con Lenz su un grande progetto dedicato al Postumanesimo: un’arte che parla di corpi, futuro, trasformazioni, di ciò che siamo e di ciò che potremmo diventare.
L’installazione è pensata apposta per la Sala Steccata del Palazzo del Governatore. Sulle pareti, idealmente, ci sono ancora le sei vergini del Parmigianino: tre savie e tre stolte, simmetriche, quasi sospese. Nella performance, quelle stesse figure sembrano uscire dagli affreschi ed entrare nel mondo distorto della Carrington.
In mezzo, sei kayak gonfiabili e trasparenti, illuminati dalle luci posizionate a terra in mezzo alla sala completamente buia, diventano “culle”: piccoli spazi in cui le performer navigano tra reale e surreale.
Nel frattempo si legge sul proiettore al lato della sala ciò che viene scritto tramite computer in tempo reale da Maria Federica Maestri, autrice della composizione performativa.
«Chi è distratta? E così si tingono dei pallori delle disgrazie gradite che esse insieme sono: eccezione genetica resistente al male poiché sono nate nel male o ad esse destinate. Nate sbagliate non possono sbagliare, è questo che le rende incoscienze infallibili».
Una delle performer è un soprano e canta in barocco Wachet auf, ruft uns die Stimme (Svegliatevi, la voce ci chiama) di Bach che diventa un filo sonoro, accompagnando a tratti l’intera performance. Le voci delle attrici non sono mai sovrapposte, parlano a turno e rispondono con movimenti sincronizzati intensi e visivi: è come vedere un coro che canta con il corpo.
Un silenzio quasi assordante in certi momenti domina la sala e diventa protagonista. Le attrici alternano momenti d’azione con altri di arresto, rimanendo completamente immobili a fissare un punto vuoto. Da spettatrice mi sono chiesta: “E ora che succede? Chi devo guardare?”
L’esibizione termina in maniera improvvisa, con le sei attrici a terra, sdraiate, con il viso verso il pavimento e i kayak rovesciati sopra.
È una performance completamente diversa da quelle a cui siamo abituati. Uno di quegli eventi in cui entri senza sapere cosa aspettarti ed esci pensando: “Ok, devo metabolizzare, sento che mi ha lasciato qualcosa ma non so cosa”.
Se amate l’arte che mescola linguaggi, che usa il corpo come espressione e il suono come spazio, o se semplicemente avete voglia di vedere qualcosa che rompe le regole, segnatevi il nome di Lenz.
Lenz Fondazione
È un centro artistico di Parma nato nel 2014, ma con radici che risalgono agli anni ’80. Porta avanti un lavoro creativo unico nel suo genere: spettacoli, installazioni e ricerca performativa che rilegge la contemporaneità attraverso testi classici e grandi autori (da Shakespeare a Dante, da Büchner a Rilke) in modo radicale e sperimentale.
La sede è il Lenz Teatro, un ex spazio industriale riqualificato.
Laboratori e formazione
Lenz lavora molto sul concetto di teatro come spazio di trasformazione. I laboratori coinvolgono spesso persone considerate “ai margini” dei percorsi culturali – neurodivergenti, disabili, ex pazienti psichiatrici, persone con dipendenze – con un approccio che unisce pedagogia, arte contemporanea e inclusione.
Pratiche di Teatro Sociale
Dal 2000 collabora con AUSL Parma e Università di Parma per percorsi che uniscono il benessere della salute mentale alle arti performative.
La scuola PDTS è uno spazio dove artisti e persone con vissuti di fragilità co-creano spettacoli e progetti, lavorando contro gli stereotipi e promuovendo un’idea di integrazione tra corpo, mente e comunità.
RO.CA. – Performare la Cura
Laboratorio nato nel 2023 e collegato al Recovery College: un percorso che mette al centro la persona con esperienza di disagio psichico, coinvolgendo operatori, famiglie e studenti. Qui il teatro diventa strumento di cura e autodeterminazione.
Esaltazioni
Progetto iniziato nel 2017 per donne con dipendenze, che negli anni ha lavorato su testi come la Divina Commedia, Caterina da Siena e ora l’Iliade.
Gli obiettivi? Autostima, espressione personale, lavoro in team, miglioramento della qualità di vita.
Kids & Adolescents
Laboratori creativi per giovanissimi dedicati ad educare alle differenze per superare gli stereotipi, e prevenire discriminazioni come bullismo e razzismo.
Dal 2025 il percorso MOVE + MOVIE unisce il teatro fisico ai video: usati come strumenti per raccontarsi.
Perché fare arte e assistere alle creazioni artistiche può essere una forma di benessere accessibile a tutti.



