
Per spiegare gli anni Settanta occorrono almeno due liste.
Quella dei morti: freddati, fatti esplodere, colpiti alle spalle, nella mischia, oppure rapiti e uccisi. E poi, sorprendentemente, quella dei diritti: traguardi come l’aborto e il divorzio. Una contraddizione che sembra inspiegabile e che invece coglie perfettamente l’essenza di quelli che sono stati i recenti e ambivalenti anni di piombo.
Mario Calabresi e Benedetta Tobagi, insieme all’autrice Sara Poma, si addentrano nei fatti scabrosi di quegli anni, raccontandone lucidamente le morti, le stragi, i diritti e portando alla luce personaggi dimenticati.
Raccontano di una decade cruenta, dominata dalla tensione palpabile, dalla paura per la propria vita provata da giornalisti, poliziotti e avvocati; ma allo stesso tempo segnata da una straordinaria partecipazione popolare e da imprescindibili conquiste civili.
Milioni di italiani hanno coraggiosamente riempito le piazze durante gli anni di piombo. Ne sono esempi lampanti le partecipatissime manifestazioni in seguito alle stragi di piazza Fontana, piazza della Loggia, quelle in risposta al rapimento di Moro, e le numerose e nascenti manifestazioni femministe che hanno attraversato il decennio.
Come precisa Benedetta Tobagi sui milioni di manifestanti:
«Gli anni 70 sono anche loro, e non hanno nulla a che vedere col piombo».
Con la stessa positività, la giornalista sceglie di ricordare il padre Walter, l’inviato speciale del Corriere della Sera assassinato nel 1980 dal gruppo di estrema sinistra “Brigata XXVIII Marzo”.
«Lui era un uomo felice».
Afferma di essere contenta che la targa in suo onore non sia una semplice lapide commemorativa, ma che invece mostri chiaramente i suoi valori: onestà intellettuale, libertà e indipendenza, ricerca alla base di ogni mutamento e miglioramento collettivo.
In maniera altrettanto toccante, Mario Calabresi racconta gli ultimi giorni del padre Luigi.
Ormai il Commissario Capo della squadra mobile di Milano aveva capito così bene di essere spacciato che consegnò la propria pistola in questura. Un gesto che sembrava assurdo.
«Tanto mi colpiranno alle spalle», avrebbe detto.
«E purtroppo», come poi racconterà il figlio, «aveva ragione».
Dal passato emerge la storia di Mariasilvia Spolato: la prima attivista a rivendicare pubblicamente e orgogliosamente la propria omosessualità, scrivendo su un cartello durante una manifestazione: “liberazione omosessuale”. Un gesto che le le costò il lavoro, consegnandola lentamente a una vita di stenti.
Infine, colpiscono le intime lettere di Aldo Moro; il suo rapimento viene raccontato in maniera dettagliata e commossa da Marco Damilano, che interviene attraverso un filmato proiettato su uno schermo. Allo stesso modo, Roberto Saviano fa il punto della situazione sulla criminalità organizzata nel decennio.
Lo spettacolo lascia, forse inevitabilmente, un profondo senso di morte. L’elenco senza fine di giornalisti, politici, operai, attivisti, civili assassinati che permea tutto lo spettacolo è agghiacciante.

Mariasilvia Spolato, prima donna in Italia a dichiararsi pubblicamente lesbica, durante una manifestazione per la liberazione omosessuale.
Mi sono reso conto di quanto la violenza non sia mai stata un problema nella mia vita.
Tra la lista di vittime, di cui ricordiamo Giuseppe Pinelli, Luigi Calabresi, Aldo Moro, Antonio Custra, Walter Tobagi, (solo alcuni dei 428 morti vittime del terrorismo secondo l’ANSA) e quella dei diritti, come l’istituzione dello statuto dei lavoratori, il divorzio, l’interruzione di gravidanza, l’obiezione di coscienza, la legge Basaglia e l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale si scorge la contraddizione caratterizzante degli anni di piombo.
Lo spettacolo é un chiaro esempio di giornalismo civile, divulgativo, frutto di uno scrupoloso lavoro d’inchiesta e di un bisogno di risposte. Non é uno spettacolo subito facile da seguire, perché il ritmo é serrato: non c’è recitazione, solo dialoghi ben calibrati tra giornalisti esperti, quasi come un approfondimento televisivo a teatro.
Perché Anni 70 ci chiede questo: il doloroso e amaro sforzo di ricordarci quello che siamo stati.
Ed è allo stesso tempo la dimostrazione di come il racconto veritiero e autentico della storia, anche nelle sue parti più spiacevoli, possa unire in maniera potente.
Tra la tanta grandezza evocata del nostro passato, c’é un recente decennio di sangue e di dolore. Ricordiamocelo.



