Genova sotto la pioggia, i colori cupi della città e una detective che non può vedere ma percepisce ogni dettaglio. Blanca, premiata come Miglior Serie 2025 alla 28ª edizione del Parma Film Festival, non ha solo conquistato il pubblico: ha ridefinito la fiction italiana, imponendo un modo di raccontare storie — coraggioso, innovativo e autentico — capace di sfidare le regole, scuotere il genere e parlare finalmente (anche) ai giovani, senza compromessi.
Un valore riconosciuto a livello internazionale già nel 2021, quando la serie si aggiudicò a Londra il DQ Craft Award, uno dei premi più prestigiosi dell’entertainment mondiale, e i C21 International Drama Awards, battendo colossi globali per la sua portata innovativa. È stato premiato l’utilizzo di tecniche all’avanguardia di registrazione del suono 3D, pensate per far entrare gli spettatori nel mondo della sua protagonista: una detective cieca.
Davanti alla sala gremita del Cinema D’Azeglio, l’incontro con i protagonisti Maria Chiara Giannetta e Pierpaolo Spollon si è subito trasformato in una lezione di mestiere e verità, mostrando come questa serie — seguita da oltre 4 milioni di spettatori, con il 25% di share — sia riuscita in un’impresa rara per la RAI: abbassare drasticamente l’età media del pubblico.
Il segreto di questo impatto risiede in una preparazione che va oltre la semplice recitazione. Giannetta ha raccontato come il personaggio le sia ormai entrato «sotto pelle».

«Il corpo ha memoria di quello che faccio, Blanca è sempre lì, la posso richiamare quando voglio».

Non si è trattato solo di recitare, ma di riscrivere la propria percezione dello spazio attraverso il training con atlete paralimpiche: Maria, campionessa di corsa nata cieca, e Veronica, schermitrice non vedente, l’hanno guidata nella gestione del cane guida. Attraverso i loro occhi, l’attrice ha scoperto dettagli invisibili ai “normodotati”, come le strisce zigrinate delle stazioni, spesso confuse con binari per le valigie ma in realtà guide tattili fondamentali.
A questa ricerca fisica si affianca un primato tecnologico assoluto: Blanca è stata la prima serie televisiva al mondo a utilizzare l’olofonia (o audio 8D), una tecnica di registrazione che permette di riprodurre l’esperienza uditiva esatta della protagonista, immergendo lo spettatore in una vera “sfera sonora” a 360 gradi.
Questa autenticità si riflette anche nello stile della serie, definita dagli attori come un «atto di coraggio», voluto dal regista Jan Michelini. Blanca rifiuta l’estetica solare e rassicurante della fiction italiana tradizionale e abbraccia il genere “acid funk”: colori cupi, una Genova invernale e ostica, personaggi ruvidi e imperfetti, accompagnati dalla colonna sonora dei Calibro 35, che con le loro sonorità hanno contribuito a creare un’identità unica. Blanca non cerca di compiacere tutti come una fiction generalista qualsiasi, ma invita il pubblico a scegliere di guardarla, sfidandolo con un linguaggio visivo e sonoro innovativo.
Questa innovazione ha però un prezzo, spesso fisico: dietro la magia dello schermo si nasconde un set fisicamente impegnativo, con riprese notturne in pieno inverno sotto piogge artificiali gelide. Nelle scene in cui Blanca balla o si lascia bagnare dalla pioggia, gli attori recitano avvolti nel cellophane sotto i costumi per proteggersi dall’acqua. È Giannetta, divertita, a svelare un dettaglio curioso: nel trailer della seconda stagione si è intravisto per un istante un pezzetto di plastica che sbuca dalla manica, senza che nessuno se ne accorgesse.
Proprio questo aneddoto ha offerto a Spollon lo spunto per una riflessione lucida sul divario produttivo tra Italia e Stati Uniti. L’attore ha ricordato come le produzioni americane girino un minuto e mezzo di materiale al giorno con risorse illimitate, mentre in Italia «si devono portare a casa» dieci minuti al giorno, spesso con copioni arrivati all’ultimo minuto. Una corsa contro il tempo che richiede agli attori italiani un lavoro autoriale extra per adattare dialoghi scritti con ritmi non sempre naturali per la nostra lingua. È il trionfo del problem solving e dell’inventiva tricolore, capace di competere con il mondo con mezzi decisamente inferiori.
Blanca, dunque, non è solo intrattenimento ma anche motore culturale ed economico. Spollon ha citato il Lago di Braies, set di Un Passo dal Cielo: prima quasi deserto, oggi invaso dal turismo grazie alla fiction. Allo stesso modo, Blanca sta ridefinendo l’immaginario su Genova e sulla disabilità, dimostrando che la serialità può modificare concretamente la realtà.
La serata si è chiusa con un messaggio potente agli aspiranti attori: «Nutrite la curiosità», ha suggerito Giannetta, ma preparatevi a incassare «il 90% di no», ha aggiunto Spollon, ricordando che nel mestiere dell’attore viene giudicata la persona, non solo il lavoro. Un bagno di realismo per una serie che, pur essendo popolare, non ha mai smesso di essere profondamente vera.

  • Andrew Pompili

credits: Parma Film Festival

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